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leceneridigramsci
Sono partigiano, perchè odio chi non parteggia, odio l'indifferenza. ANTONIO GRAMSCI
ECONOMIA
22 giugno 2007
lettera ad un consumatore del nord. Cap 1
...voi siete ridotti al rango di animali da ingrasso sottomessi al martellio della pubblicità. Noi siamo ridotti al rango di larve da sfruttare solo se la convenienza economica lo richiede.
Per recuperare entrambi dignità è necessario che voi abbandoniate il ruolo di superconsumo che vi è stato assegnato. Sopratutto è necessario che non occupiate più il posto che toccherebbe a noi.
in un futuro più equo dovrete consumare meno prodotti tropicali. In compenso dovreste pagarli parecchio di più, alla stregua dei prodotti di lusso.
prezzi più alti ci consentirebbero di migliorare il nostro tenore di vita. Vendite più basse ci consentirebbero di recuperare delle terre per la nostra sicurezza alimentare...


i più grossi esportatori di carne bovina sonol'argentina, il brasile, il paraguay, l'uruguay...zimbawue botsuana, swaziland. oltre alla carne si importa anche mangimi per animali, perche il bestiame è allevato sempre meno al pascolo e sempre più con farine di cereali, di radici, di leguminose nel chiuso delle stalle...

negli ultimi ventanni le esportazioni agricole del Sud del mondo sono cresciute costantemente. Ma contemporaneamente sono aumentae le importazioni di prodotti alimentari. Questo è il segno che nel sud non si produce abbastanza cibo per garantire a tutti un'alimentazione soddisfacente.
in brasile la terra utilizzata per la coltivazione di soia destinata per l'esportazione potrebbe produrre cereali sufficienti a sfamare 59 milioni di brasiliani.
la colombia, mentre esporta il 35%della propria produzione agricola, produce cibo sufficiente a nutrire 6 persone su 10...

Quando si parla di alimentazione la prima immaginazione di voi del nord va alla carne, al formaggio, alle verdure. La nostra, invece, va ai cereali: riso, grano, miglio, sorgo. Quelli sono il ciboo dei ricchi, questi il cibo dei poveri. eppure il nord produce cosi tanti cereali da esportarne in quantità.
ecco il paradosso dell'agricoltura mondiale, il nord ricco detiene il primato della produzione di cibo per poveri, mentre il sud povero produce il superfluo per i ricchi.
questa situazione conviene ad un pugno di multinazionali che dominano il commercio mondiale di cereali. Conviene ai governi del nord, che si garantiscono ampie riserve alimentari. Conviene ai consumatori del nord, che dispongono di un abbondante quantità di farine da dare in pasto al bestiame da macellare.
conviene  a quasi tutti i governi del sud, che importano il cobo bastante a sfamare la popoazione urbana, per evitare sommosse, cosi può restare valuta straniera per comprare arm, oltre che manufatti di lusso per le classi pivilegiate.

chi invece ci rimette siamo noi, i poveri rurali esclusi da ogni tipo di cibo, sia di produzione interna che estera...
 
Centro nuovo modello di sviluppo,  Lettera ad un consumatore del nord, editrice missionaria italiana, 1998



permalink | inviato da leceneridigramsci il 22/6/2007 alle 0:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
POLITICA
25 luglio 2006
luglio 1936 - luglio 2006
Ora voi vi siete certamente chiesti, amici italiani, perché Mussolini è dietro Franco e perché la stampa fascista schizza veleno contro il popolo di Spagna, contro i "rossi" che accusa di ogni delitto. I delitti dei "rossi" noi li conosciamo. Ecco i principali: - i "rossi vogliono la libertà per tutti; - i "rossi" vogliono abbattere il feudalismo bancario e industriale; - i "rossi" vogliono che la terra sia dei contadini; - i "rossi" vogliono che la repubblica sia democratica.
Per questo Mussolini è dietro Franco; il quale vuole esattamente il contrario di ciò che vogliono i "rossi". Per questo noi siamo qui.
Per questo si sono formate qui le Brigate Internazionali.

Pietro Nenni.






permalink | inviato da il 25/7/2006 alle 2:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
17 ottobre 2005
diritti

Rubo ancora una volta le parole di un maestro per rispondere alle farneticazioni del papa:

 

“Dal punto di vista teorico , ho sempre sostenuto e continuo a sostenere, confortato da nuovi argomenti, che i diritti dell’uomo, per fondamentali che siano, sono diritti storici, cioè nati in certe circostanze, contrassegnate da lotte per la difesa di nuove libertà contro i vecchi poteri[…]

(I diritti) nascono quando l’aumento del potere dell’uomo sull’uomo, che segue inevitabilmente al progresso tecnico, cioè al progresso della capacità dell’uomo di dominare la natura e gli altri uomini, o crea nuove minacce alla libertà dell’individuo oppure consente nuovi rimedi alla sua indigenza: minacce cui si contravviene con richieste di limiti del potere, rimedi cui si provvede con la richiesta allo stesso potere di interventi protettivi. Alle prime corrispondono i diritti di libertà o a un non fare dello stato, ai secondi, i diritti sociali o a un fare positivo dello stato. Per quanto le richieste dei diritti possano essere disposte cronologicamente in diverse fasi, o generazioni, le loro specie sono sempre, rispetto ai poteri costituiti, soltanto due: o impedirne i malefici o ottenerne i benefici.”

 

Norberto Bobbio; L’età dei diritti. Dodici saggi sul tema dei diritti dell’uomo. Torino, Einaudi 2005, introduzione, p. XII- XV.




permalink | inviato da il 17/10/2005 alle 0:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
16 ottobre 2005

“Il riconoscimento e la protezione dei diritti dell’uomo stanno alla base delle costituzioni democratiche moderne. La pace è, a sua volta, il presupposto necessario per il riconoscimento e l’effettiva protezione dei diritti dell’uomo nei singoli stati e nel sistema internazionale. Nello stesso tempo il processo di democratizzazione del sistema internazionale, che è la via obbligata per il perseguimento dell’ideale della “pace perpetua”, nel senso kantiano della parola, non può andare innanzi senza una graduale estensione del riconoscimento e della protezione dei diritti dell’uomo al di sopra dei singoli stati. Diritti dell’uomo, democrazia e pace sono tre momenti necessari dello stesso movimento storico: senza diritti dell’uomo riconosciuti o protetti non c’è democrazia; senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pacifica dei conflitti. Con altre parole, la democrazia è la società dei cittadini e i sudditi diventano cittadini quando vengono loro riconosciuti alcuni diritti fondamentali; ci sarà pace stabile, una pace che non ha la guerra come alternativa, solo quando vi saranno cittadini non più di questo o quello stato, ma del mondo.

 

Norberto Bobbio, L’età dei diritti. Dodici saggi sul tema dei diritti dell’uomo. Torino, Einaudi, 2005, p. VII




permalink | inviato da il 16/10/2005 alle 4:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
28 luglio 2005
unita e coordinazione

Molte vicende, vicine e lontane, dei movimenti spontanei che partono dal basso, come varie associazioni e partiti, mostrano che azioni portate avanti da un singolo soggetto o come una sempre presente( e estremamente pericolosa) voglia di protagonismo delle singole realtà associative portino i movimenti spontanei ad atrofizzarsi, e divenire staticità e in ultimo morire.

La situazione è grave e complessa nel contempo, nella nostra città è necessario oggi più che mai unire e coordinare gli sforzi e le risorse di ogni singola realtà associativa, che raggruppi al suo interno persone che hanno voglia di fare e che sono stanche dello status quo.

Quale che sia il nostro nome e il nostro orientamento, quali che siano i nostri interessi e quale che sia la cultura alla quale ci richiamiamo, una cosa è chiara ai miei occhi, molti dei valori che ci spingono a non voltare la testa e a smettere di cercare delle soluzioni sono comuni alla maggior parte di noi.

“Nei nostri sogni abbiamo visto un altro mondo, un mondo vero, un mondo definitivamente più giusto di quello in cui viviamo ora […] E’ stato così che ci siamo messi in cammino per raggiungere questo sogno, per fare in modo che si sedesse alla nostra tavola, illuminasse la nostra casa, crescesse nelle nostre milpas, riempisse il cuore dei nostri figli, asciugasse il nostro sudore, sanasse la nostra storia e fosse per tutti.”( Subcomandante Marcos)

Quale che sia dunque il nostro nome, abbiamo sogni, valori, idee, speranze, rabbie comuni.

E dunque, per quale motivo non dovrebbe essere comune anche il nostro impegno?

Occorre incontrarsi e parlare, occorre mettere su un tavolo idee e progetti, occorre discutere democraticamente unendoci come una rete, una grande rete di piccole realtà.

Terra di nessuno, l’associazione che io rappresento, è disponibile al confronto, con ognuno di voi, tutti insieme, per gettare le basi per un progetto serio.

Di forum sociali e reti di vario tipo e vario genere ne sono nati e morti decine in questi anni di finti risvegli, ma non per questo io credo bisogna cedere le armi e dire basta

Bisogna invece guardare con obbiettività al progetto di un gruppo di associazioni che lavorino assieme, muovendosi su un piano di assoluta parità, senza che alcuno prevalga sugli altri, cercando vane quanto effimere glorie personali.

Concetti come partito e avanguardia sono ormai obsoleti nel linguaggio politico, l’azione e la partecipazione democratica di ogni singolo ingranaggio sono il futuro per una speranza di cambiamento. John Holloway afferma che “La sinistra tradizionale è concentrata sull’attesa. I partiti socialdemocratici dicono: «Aspettate fino alle prossime elezioni, arriveremo al potere e le cose cambieranno». I partiti leninisti dicono: «Aspettate fino alla rivoluzione, prenderemo il potere e la vita comincerà». Invece non possiamo aspettare. Il capitalismo sta distruggendo il mondo, non possiamo aspettare. Né la prossima onda lunga né la prossima opportunità rivoluzionaria. Non possiamo aspettare il tempo giusto. Dobbiamo ribellarci adesso, vivere adesso.”

Molte sfide ci attendono, molti giganti travestiti da mulini a vento si intravedono all’orizzonte.

L’albergo scempio allo stagnone non è che un esempio. Bisogna prepararsi, organizzarsi, informarsi e informare.

Ognuno di noi ha conoscenze, competenze, informazioni e idee che ad altri mancano, e troppo spesso questa enorme ricchezza si perde perché manca l’occasione di condividerla con altri.

Da sole le idee sono destinate ad essere inutili.

Organizziamo un incontro e discutiamo.

E non scoraggiamoci se saremo pochi all’inizio, se riusciremo a essere credibili e seri, non tarderà a crescere il consenso e il numero.

Attendo critiche e stroncature, idee e proposte.

Concludo dicendo che è necessario un luogo fisico dove poterci incontrare, un luogo che segni il punto di inizio di un nuovo percorso comune verso una maggiore democrazia e una maggiore partecipazione.

 




permalink | inviato da il 28/7/2005 alle 2:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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« [...] non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione [...] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini»

A. Gramsci., lettera alla madre

10 maggio 1928

 

 

 





  



  




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